La mia vita in Corea: 3 anni dopo

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Oggi volevo proporvi un articolo un po’ più personale, un articolo con cui volevo analizzare questi 3 anni che ho passato in Corea e nei quali sono passata da turista a studentessa di Coreano a studentessa universitaria e infine a lavoratrice. Avendo provato praticamente tutti i modi in cui uno straniero può vivere in Corea ho adesso un quadro abbastanza chiaro della vita in Corea che mi piacerebbe condividere con voi.

La Corea vissuta da turista

Sono venuta in Corea per la prima volta nel 2012 spinta dalla mia grande curiosità e voglia di vedere se questo paese era almeno un pò simile all’idea che mi ero fatta. Sono venuta per un mese a maggio (stagione azzeccatissima) e mi sono iscritta a un corso di coreano alla famosa scuola privata Best Friend (una scuola privata di cui parliamo qui). Come quasi tutte le persone che sono venute in Corea per la prima volta sono rimasta affascinata e anche un pò elettrizzata da Seoul. Tantissime persone ovunque, negozi aperti 24 ore su 24, tante cose da fare senza mai annoiarsi e soprattutto uno scenario completamente diverso, che era poi quello che cercavo. A onor del vero c’è da dire che io sono una pessima turista, non sono il tipo di persona a cui piace andare in giro per musei e visitare monumenti, quindi ho passato il mio mese in Corea come se abitassi qui. Andavo a scuola, uscivo con gli amici, studiavo nei coffee shop ecc.. senza farmi il problema di dire “Ah! Devo visitare questo palazzo!” o “Devo andare in questo museo”. Mi sentivo molto cittadina e mi sono ridotta ad andare in giro a vedere qualcosa solo l’ultima settimana. In ogni caso mi ero innamorata della città e me ne sono andata sapendo che sarei tornata molto presto. Dopo due mesi infatti eccomi ripartire di nuovo per la Corea, questa volta per 2 mesi e mezzo, sempre per studiare coreano nella stessa scuola (avevo appena cominciato a capirci qualcosa, sentivo il bisogno di andare avanti). Anche questa volta i due mesi e mezzo sono volati durante i quali ho incontrato amici che ho tuttora (come Rossella e Mario). Mi ero fatta quest’idea della Corea dove potevo essere libera di fare tutto quello che volevo, la scuola mi prendeva poco tempo (3 ore al giorno 4 giorni a settimana) e il resto del tempo era mio da gestire. Inutile dire che tornare in Italia è stato ancora più difficile. Sono tornata, ma con il progetto di tornarci per più tempo, dovevo solo scoprire come.

La Corea vissuta da studentessa di coreano

Sono tornata in Corea meno di un anno dopo con la borsa di studio offerta dal Governo Coreano (di cui parliamo qui). Il primo anno era quello di lingua e sono finita a studiare a Daejeon alla Chungnam University con altri 50 ragazzi da tutto il mondo che avevano vinto la borsa di studio come me. Studiare coreano all’università è molto diverso da studiare coreano in una scuola privata. Ci sono più ore (4 ore al giorno per 5 giorni a settimana) più compiti, presentazioni da fare, temi da scrivere ecc.. e in più i corsi di preparazione per il TOPIK al pomeriggio, però è stato l’anno migliore tra quelli che ho passato in Corea. Ho conosciuto tantissimi ragazzi coreani, ho vissuto in una città diversa che non fosse Seoul, e anche se all’inizio potevo essere un pò delusa di non essere a Seoul devo dire che ora come ora mi manca. Ho passato tutto il mio tempo con ragazzi provenienti da tantissimi paesi diversi imparandone la cultura e le tradizioni, cosa che mi ha aperto tantissimo la mente. Insomma, alla mattina avevo lezione, al pomeriggio facevo i compiti e studiavo, alla sera cenavo in mensa con i miei amici e nel weekend si usciva a mangiare e bere e cantare per la modica cifra totale di 15.000 won (Daejeon è molto più economica di Seoul, per sapere com’è vivere a Daejeon potete leggere questo articolo). In conclusione: mi sono divertita studiando.

La Corea vissuta da studentessa universitaria

La storia è cambiata quando ho cominciato il master all’università. Se da una parte ero contenta di essere finalmente a Seoul e poter vedere quando volevo i miei amici italiani, dall’altra il mio impatto con l’università coreana non è stato il massimo. Ovviamente posso parlare solo per la mia esperienza, ma parlando con altri miei amici ho trovato molti punti in comune. Premetto che facendo io il master in biologia dovevo passare tutto il giorno tutti i giorni (spesso anche il weekend) in laboratorio, il che non sarebbe stato così male se non fosse che l’atmosfera era molto pesante. Ci ho messo tantissimo tempo a diventare “amica” con i miei compagni di laboratorio (tutti coreani ovviamente) che anche se parlavo coreano mi trattavano sempre un pò da “esterna”, come se io non centrassi del tutto. In quel momento è stata la prima volta che ho sentito il peso della differenza culturale. Il non aiutarsi mai per nessuna cosa, la fortissima competizione, lo stress a cui si è costantemente sottoposti e ovviamente la scala gerarchica. La cosa che però forse mi dava più fastidio era il non dire mai le cose in faccia. Se c’era un problema non se ne parlava, o almeno loro non ne parlavano, se lo tenevano dentro per settimane fino a che l’atmosfera nel laboratorio diventava così pesante che piuttosto che andarci mi veniva voglia di fingermi malata, se poi a tutto questo ci aggiungiamo che il mio progetto per la tesi non stava dando i risultati sperati potete immaginare il mio umore. Ero stressata, demotivata ed ero diventata super irritabile anche con i miei amici, il che mi ha portato a capire che forse quel campo non faceva proprio per me.

La Corea vissuta da lavoratrice

Quando ancora stavo facendo il master avevo cominciato a lavorare part-time (solo al sabato) nella scuola di italiano dove attualmente lavoro (come diventare insegnanti di italiano in Corea). Avevo cominciato part-time perchè era la prima volta che insegnavo a intere classi e non sapevo se sarei stata in grado o se mi sarebbe piaciuto. Bhè, mi è piaciuto così tanto che ho cominciato a valutarla come seria alternativa alla mia vita da reclusa in laboratorio, vita che ormai avevo capito non mi si addiceva per niente. La fortuna ha voluto che una delle insegnanti madrelingua dovesse tornare in Italia e quindi c’era la possibilità per me di lavorare full-time con tanto di visto lavorativo. Immaginate la mia felicità quando alla fine tutto si è realizzato: ero libera dal laboratorio, lavoravo meno di 20 ore alla settimana (il che mi lasciava un sacco di tempo libero per avere finalmente una vita), guadagnavo più soldi di quelli che la borsa di studio mi dava, il tutto facendo una cosa che mi piaceva! TOP! Ma si sa, niente mai è tutto solo rose e viole, e anche lì sono cominciati alcuni problemi dovuti di nuovo appunto alla differenza culturale. Mi sembrava che si ripetesse esattamente ciò che era successo in laboratorio: omertà se c’era un problema, e sempre a dire le cose dietro le spalle e a fare la faccia “amica” davanti. In più ho scoperto a mie spese che avere un’opinione non conta niente quando lavori per qualcuno, per quanto giusta possa essere, devi fare solo come ti dice il tuo capo e stare zitta altrimenti te ne devi andare (per avere un’idea più chiara vi consiglio vivamente di leggere l’articolo di Anna su com’è lavorare in un’azienda coreana). Per un mese o giù di lì questa situazione mi ha fatto dubitare di voler rimanere in Corea fino alla fine del contratto, ma per fortuna da un paio di mesi sembra che le cose si siano “magicamente” sistemate e sia tornata l’armonia. Chissà quanto durerà…

In conclusione

Credo di ver riassunto abbastanza chiaramente la mia vita in Corea attraverso tutte le sue fasi. Vivere da turista è sempre piacevole e si può pensare solo a divertirsi vivendo la Corea al massimo senza preoccuparsi troppo.
Quando si studia coreano la cosa diventa più impegnativa, ma da anche tante soddisfazioni e ti lascia comunque tempo per divertirti, insomma, per me è stato il periodo migliore e nel quale avevo meno pensieri.
Se si studia all’università per il master o dottorato, soprattutto se si è in laboratorio, la vita può diventare complicata, stressante e oppressiva se non si riesce a diventare “coreani” e quindi ad adeguarsi ai loro ritmi dove tutto gira attorno al laboratorio e la tua vita fuori cessa di esistere. Per l’undergraduate sicuramente è un pò meno stressante la cosa, e il fatto di avere 2 mesi e mezzo di vacanza tra ogni semestre sicuramente aiuta. Quando sei in laboratorio le vacanze non esistono, anzi, si lavora di più nelle pause che durante i semestri.
Vivere da lavoratrice in Corea mi sta dando gioie e dolori, per fortuna al momento sono più le gioie, ma il gap culturale rimarrà sempre e l’unica cosa che si può fare è abituarsi.

Avendo fatto tutte queste esperienze diverse ho scoperto tutti (o quasi) i lati positivi e negativi della Corea, e l’idea che ho adesso è molto diversa dalla prima impressione che ho avuto quando sono venuta per la prima volta in vacanza quasi 4 anni fa. Lasciando stare le mie esperienze personali scolastiche e lavorative ci sono molte cose che non mi vanno a genio di questo paese e che ho scoperto solo con il tempo e vivendo qui.

Mi sono pentita di essere venuta in Corea? Assolutamente no. Questa è un’esperienza che mi ha aperto la mente e il cuore, mi ha fatto crescere e diventare più indipendente, mi ha fatto capire il valore di tante cose e mi ha fatto vedere tutto in una prospettiva diversa. ho conosciuto tantissime persone che sono diventate molto importanti nella mia vita e che sicuramente mi mancheranno tantissimo quando deciderò di andarmene. Io consiglierei a tutti di passare un periodo all’estero almeno una volta nella vita, perchè ci sono cose che puoi imparare solo allontanandoti dal tuo rifugio sicuro mettendoti in gioco.

Voglio passare tutta la mia vita in Corea? Assolutamente no. Più passa il tempo più sento che questo mio viaggio sta per giungere al termine. Ancora non so di preciso cosa farò quando mi scadrà il contratto, non so se lo rinnoverò, se tornerò in Italia, o se me ne andrò di nuovo altrove. Di sicuro non rimarrò qui a lungo. La Corea mi sta stretta per certi versi, e non vorrei mai avere una famiglia e dei figli qui sapendo come si vive.
Ovviamente questo è il mio personale punto di vista basato sulle mie personali esperienze, spero comunque che abbia potuto darvi un quadro più completo su di me, se non sulla Corea in generale. Sentitevi liberi di condividere anche le vostre esperienze. ^^

About Author

Bora si è trasferita in Corea nel 2013, dopo aver vinto una delle borse di studio messe in palio dal governo coreano per frequentare un master in Corea. Dopo aver studiato coreano a Daejeon per un anno e aver frequentato i corsi del master per un anno, è diventata insegnante di italiano in una scuola a Seoul

9 commenti

  1. ti posso assicurare che la cosa che “vere un’opinione non conta niente quando lavori per qualcuno, per quanto giusta possa essere, devi fare solo come ti dice il tuo capo e stare zitta altrimenti te ne devi andare” è verissima anche in Italia. Coraggio!!!

    • ahahahahah immagino, però quando lavoravo in Italia non mi era capitato mai…sarà stata fortuna^^

  2. ps: in effetti la vita lavorativa coreana (in termini specialmente di orario e di gerarchia) e, soprattutto, la vita scolastica, sono i motivi per cui so che non ci andrò mai a vivere. Fossi stata giovane e non madre, però, avrei fatto senza dubbio le tue esperienze e ti stimo davvero tanto!!

  3. Articolo tanto interessante Bora <3 Mi aiuta xD un pochino a capire che scelte prendere (considerando che mi sto letteralmente esaurendo per la scelta universitaria)
    Sono nell'indecisione incredibile sulla scelta di Coreano come lingua di studio, o meno. Ma purtroppo sono piena di ansie perchè, onestamente, non credo mi piacerebbe lavorare come insegnante in Corea, ma preferirei lavorare in europa come traduttrice-interprete, o vivere un'esperienza per un periodo di tempo non determinato, ma non permanente.

    • Mi fa piacere che l’articolo ti sia stato utile^^ Se vuoi studiare coreano per poi fare l’interprete in ogni caso ti consiglio di venire in Corea almeno per qualche tempo, magari invece che fare l’niversità potresti iscriverti semplicemente ai corsi di coreano universitari che sono molto buoni e poi dare il TOPIK. Sicuramente sarebbe un’esperienza olto utile ai tuoi fini^^

  4. Anch’io ho trovato problemi con i colleghi essendo che sono stata adottata da una famiglia coreana mi ha dato nome e il cognome io sono italiana al 100%, quando ho cominciato a lavorare nello staff di un gruppo idol boy come makeup artist tutti si aspettavano una coreana ma invece no avevano tutti la bocca aperta c’è chi ha detto “ma sei straniera?! Ma come fai ad avere il nome e il cognome coreano?” E li ho dovuto spiegare le ragazze bisbigliavano guardandomi e mi chiedevano cose intime solo che essendo appena arrivata non sapevo cosa è non dovevo dire adesso si è risolto tutto e siamo diventate amiche.

    • Mi sono sentita un pò a disagio perché bisbigliavano mentre mi guardavano e poi dopo loro o dovuto conoscere gli idol che hanno avuto la stessa reazione solo che loro non mi stacavano gli occhi da dosso. I bisbigli e gli sguardi sono continuati per 2 mesi cioè per tutte la durata della promozione del gruppo nel backstage tutti parlavano di me staff, menager e idol mi venivano i brividi non voglio neanche sapere cosa dicevano. Mi tormentavano di domande.

  5. Bora, voglio chiederti una cosa…
    Ma non sarà che i coreani sono più razzisti, in termine di paragone, degli italiani? Mi è venuto questo dubbio, immagino che tu lo possa sfatare ahahah

  6. Pingback: Perché sono tornata in ItaliaPersi in Corea

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