Come mi ha cambiata la Corea (Bora)

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La settimana scorsa Anna ha fatto un bilancio dei suoi 5 anni trascorsi in Corea spiegando anche come questo paese sia riuscita a cambiarla, sia dentro che fuori (leggi anche “La mia vita in Corea: 5 anni dopo”). Avendo io già scritto un articolo sulla mia vita in Corea negli ultimi 3 anni questa volta mi limiterò a spiegarvi come questo paese mi abbia cambiata.

Per quanto mi riguarda i cambiamenti sono avvenuti più a livello di abitudini e comportamento che a livello psicologico e a volte mi accorgo di ciò solo quando torno in Italia e scopro che queste cose non si fanno, ma cominciamo con la lista.

Salutare

Noi italiani siamo persone molto predisposte al contatto fisico e quando incontriamo qualcuno, anche per la prima volta, spesso ci abbracciamo e ci diamo i famosi 2 (o 3) baci sulla guancia, la stessa cosa vale anche quando ci salutiamo alla fine di un incontro. Come forse sapete in Corea una cosa del genere potrebbe essere considerata allo strenuo di una molestia sessuale (baciarsi sulla guancia al primo incontro? Fra uomini e donne anche?? Scandalo!), quindi con il tempo ho imparato a limitare le effusioni e semplicemente ad inchinarmi quando conosco qualcuno o a un semplice ciao con la mano quando incontro i miei amici. Questa cosa è diventata talmente normale che quando poi incontro un italiano divento il disagio fatto persona: “Oddio devo abbracciarlo? O forse no? Glieli do i baci sulla guancia?” e via dicendo, quindi ora anche quando torno in Italia aspetto sempre che sia l’altra persona a decidere di salutarmi all’italiana, altrimenti dico ciao e basta.

Ringraziare

In Corea, come in gran parte dell’Asia, quando si ringrazia qualcuno è buona educazione inchinarsi o almeno chinare il capo (il livello di inclinazione varia a seconda di quanto importante è la persona che stai ringraziando). Questo è un altro atteggiamento che è diventato parte integrante di me tanto che in Italia continuo a farlo lo stesso, nonostante la gente mi guardi in modo strano. Il caso che ricorderò sempre è stato quando sono andata a pranzo a casa dei nonni della mia migliore amica, che comunque conosco molto bene e, finito di mangiare, prima di andare via continuavo a dire grazie e ad inchinarmi come una cretina con la mia amica che mi dava gomitate nei fianchi esortandomi di smetterla e che: “non sei in Corea!”.

Vestirsi

Sappiamo tutti che in Corea vige la regola “fuori le gambe, ma dentro le tette!”, quindi le gonne “giro-patata” sono tranquillamente accettate, ma se ti metti una maglia scollata scatta l’allarme “poca di buono”. Questa è stata la cosa a cui ho fatto più fatica ad abituarmi, in quanto io super fan di top senza spalline e scollature a gogo, ho dovuto fare incetta di coprispalle per mascherare la serie di maglie poco decorose che avevo. Ormai sono così abituata che, anche se quando torno in Italia cerco di fregarmene e vestirmi come ho sempre fatto, provo sempre una sensazione di disagio e penso di non essere coperta abbastanza.

La cosa che però ho cominciato a fare in Corea e non posso più fare a meno di fare è mettere i pantaloncini sotto le gonne. Sapendo che era una pratica normale in Corea mettere i pantaloncini sotto la gonna, per evitare che la gente ti veda le mutande qualora uno sfortunato colpo di vento te la alzi e soprattutto quando scendi o sali le scale. Appena arrivata in Corea ho cominciato a farlo anche io perché la verità è che non volevo la gente mi considerasse “una ragazza facile che va in giro con le mutande al vento”. In realtà ho scoperto la comodità che dà sapere che anche se la brezza maledetta o qualsiasi sfortunato evento arrivi il tuo onore sarà salvo (a onor del vero mi hanno salvato diverse volte, specialmente quando scendendo la metro arrivava quella ventata dal basso che faceva salire la gonna fino alle ascelle). Ormai che sia la Corea o l’Italia non posso più farne a meno e quando non li ho mi sento letteralmente nuda.

Truccarsi

Come avevo già accennato nel mio articolo sulla vita in Corea (Leggi anche: “La mia vita in Corea: 3 anni dopo”), prima di venire qui non mi truccavo MAI. Non mi piaceva e non pensavo di averne bisogno (senza contare che ovviamente non sapevo come fare), ma non solo, non mi davo neanche creme particolari o qualsiasi altro trattamento per la pelle. La situazione è cambiata radicalmente una volta arrivata qui, quando ho imparato che truccarsi era una cosa normale che facevano tutte le ragazze tutti i giorni e quando due mie compagne di corso mi hanno fatto notare che se mi fossi truccata sarei stata molto più bella. Più che per il consiglio delle mie compagne ho scoperto che i trucchi in Corea costano molto meno che in Italia e ci sono un’infinità di negozi di make-up che farebbero girare la testa anche alle persone che il trucco non sanno nemmeno cosa sia. Sono passata quindi da un estremo all’altro comprando ogni qualsivoglia trucco e cominciando a truccarmi tutti i giorni prima di uscire. Ho poi cominciato a comprare tantissime creme per il viso e la mia skincare routine era arrivata ad avere fino a 6 step! Quando si dice “le vie di mezzo..”. Per fortuna mi sono ridimensionata, o per meglio dire la pigrizia ha ripreso il sopravvento, e ora mi trucco solo nei week-end o per occasioni speciali (o se devo fare un video ahahah), però sicuramente non tornerò più al non truccarmi per niente come prima.

Bere

In Corea si sa sono tutti più o meno alcolizzati, per l’amor di Dio, anche noi italiani ci diamo dentro con l’alcool, ma in Corea è proprio un rito, una cultura, un modo per stringere i rapporti. Diciamo che a me è sempre piaciuto bere, non da devastarmi ogni sabato sera fino alla morte, ma gli aperitivi nel week-end con gli amici quando capitava, oppure alle varie feste. Diciamo che però anche senza bere non avevo nessun problema, anche perché in Italia l’alcool costa abbastanza. Quindi quando sono partita per la Corea avevo la vaga impressione che sarei diventata una mezza alcolizzata per i motivi sopracitati e non avevo del tutto torto. Da quando sono in Corea sicuramente bevo di più. Mettici che l’alcool costa poco, mettici che quando esci con gli amici che vuoi mai fare, mettici che se vuoi fare amicizia con i coreani devi bere, insomma, è diventata un po’ l’abitudine del week-end. In realtà però credo che il motivo per cui bevo di più è che non devo guidare per tornare a casa. Esatto. O prendo la metro o prendo il taxi, fatto sta che la mia patente è al sicuro quindi chissene se bevo un bicchiere di troppo. In Italia vivendo fuori dalla città devo sempre prendere la macchina per uscire, quindi questo sicuramente ha limitato il mio consumo di alcool in passato. Dovrò ricordarmelo quando tornerò.

Leggi anche: L’alcool in Corea del Sud.

Abitudini generali

Ci sono cose che quando tornerò in Italia dovrò farmi una ragione che non posso fare e ve le elencherò di seguito:

  • pagare qualsiasi cosa con la carta di credito. In Corea i contanti vengono usati pochissimo perchè con la carta o bancomat puoi pagare qualsiasi cosa, anche l’acqua a 800 won. In Italia purtroppo non è così e mi dovrò riabituare a portarmi in giro i soldi;
  • pensare che i negozi e i ristoranti siano aperti a qualsiasi ora del giorno e della notte durante qualsiasi giorno. In Corea se alle 4 di notte hai voglia di prenderti qualcosa da mangiare o che ne so, ti servono i cerotti, puoi tranquillamente scendere sotto casa e troverai svariati convenient store e ristoranti aperti 24 ore su 24 che potranno soddisfare le tue voglie e i tuoi bisogni. Mi ricordo che l’anno scorso mentre ero in vacanza in Italia mi stavano mangiando le zanzare e volevo andare a comprare l’autan in un supermarket. Peccato fossero le 21,30 e fossero tutti già chiusi! Ero sconvolta..;
  • mangiare fuori casa mille volte alla settimana. In Corea mangiare fuori spesso è meno dispendioso che fare la spesa e cucinare a casa (e sicuramente molto più veloce) senza contare che ci sono tantissimi piatti buonissimi in Corea, quindi mangiare fuori è diventata una cosa normale, cosa che in Italia non è usanza fare (o almeno io non lo faccio). I pasti si consumano quasi tutti a casa in famiglia e mangerò fuori, se va bene, una volta ogni due settimane la tipica pizza con gli amici, niente di troppo impegnativo perché altrimenti ciao soldi;
  • commentare ad alta voce la gente intorno a me. Il fatto di parlare una lingua poco conosciuta in un paese straniero ti da la libertà di poter parlare di qualsiasi argomento o commentare qualsiasi cosa e/o persona intorno a te ad alta voce senza preoccuparti che la gente possa capire cosa stai dicendo. Questa sarà la cosa più difficile da controllare in Italia perché sono talmente abituata a farlo che sono sicura farò più di una figuraccia.

In questi anni nonostante mi sia coreanizzata parecchio sotto certi punti di vista (e i miei studenti me lo ripetono sempre) per altri sono rimasta uguale: non mi è nata una voglia innaturale di sacrificare la mia vita al lavoro, tengo molto al mio tempo libero e alle mie passioni e sono sempre per il “bisogna lavorare per vivere, non vivere per lavorare”; la stessa cosa si applica allo studio, i loro ritmi sono da fuori di testa e non mi ci sono ritrovata proprio; nonostante la pressione sociale sull’aspetto sia molto pesante non ho sentito mai il bisogno di cambiare niente di me, al massimo di mettermi a dieta, ma anche questo non perché la società mi dice che sono ciccia, ma perché non mi piacevo io.

In conclusione direi che sicuramente la Corea ha avuto un impatto su di me, ma più che altro a livello superficiale, dentro sono ancora la stessa persona che è partita dall’Italia 3 anni fa, solo con più esperienze e una mentalità molto più aperta e libera.

About Author

Bora si è trasferita in Corea nel 2013, dopo aver vinto una delle borse di studio messe in palio dal governo coreano per frequentare un master in Corea. Dopo aver studiato coreano a Daejeon per un anno e aver frequentato i corsi del master per un anno, è diventata insegnante di italiano in una scuola a Seoul

3 commenti

  1. Non so come funzioni dalle altre parti d’Italia, ma dove vivo io, se incontri una persona, uomo o donna che sia, per la prima volta e vi presentano, non si danno mai baci e/o abbracci. Ci si stringe la mano e si dice “piacere”! Ai famosi baci sulla guancia, si ci arriva dopo un po’ che hai parlato con lei e l’hai conosciuta.

    • In realtà dipende dall’età della persona XD Quando incontro persone della mia età quasi sempre quando si presentano ci diamo i baci, magari con persone più grandi non si fa molto, almeno dove abito io^^ Fatto sta che i coreani in ogni caso non lo fanno nemmeno quando si conoscono da una vita XD

  2. Non so cosa sperare o temere dal mio futuro viaggio in Corea. Ammetto che, leggendovi, non posso fare a meno di fantasticare, ma al tempo stesso anche di aver timore di non riuscire a superare tutte le sfide con la vostra stessa “abilità”. Di sicuro incontrerò pure io l’ostacolo make-up. Spero di aver qualcuno che, vedendomi totalmente allo sbaraglio, mi afferri sotto braccio e mi faccia da cicerone nell’infinito mondo della beauty coreana.
    Ne approfitto per ringraziarvi! Le vostre esperienze mi fanno sempre sorridere e pensare “Suvvia, allora non sono così pazza… o per lo meno non sono la sola!”. Ora è molto più facile affrontare le mille domande e critiche da parte di chi dà per folle questo sogno.
    Grazie, infinitamente grazie.
    Mi piacete un sacco <3

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