Shock culturali in Corea del Sud

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Paese che vai shock culturali che trovi. Sicuramente ognuno di voi ha avuto esperienze e shock culturali differenti la prima volta che è andato in Corea del Sud (o in qualsiasi altro paese), quindi oggi sono qui a raccontarvi i miei. Probabilmente i miei shock culturali saranno stati inferiori, o diversi, da quelli di qualcuno che va in Corea senza sapere molto della cultura, ma nondimeno ci sono stati.

Acqua gratis e coperto inesistente

La prima cosa che ho notato quando sono andata a mangiare in un ristorante in Corea è che lì l’acqua te la danno gratis. Gratis. Spesso bisogna prendersela da soli, ma è un piccolo sforzo da fare per poter bere senza pagare. Inoltre in Corea non esiste il concetto di “coperto” al ristorante, senza contare che ti portano sempre diversi contorni (anche quelli gratis) che potenzialmente puoi chiedere di ridarti all’infinito.
Questo è un altro dei motivi che porta il mangiare fuori ad essere molto più economico che in Italia. Praticamente ciò che andrete a pagare sarà il prezzo del piatto che avete ordinato. In Italia nemmeno l’acqua del rubinetto ti danno gratis.

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Mangiare da soli? No.

In realtà è una cosa vera a metà. Questa affermazione nasce dal fatto che la cultura coreana è molto orientata verso la condivisione del cibo. Spesso c’è un unico grande piatto dal quale tutti attingono, quindi le porzioni nei ristoranti sono quasi sempre per 2 o più persone. La prima volta che sono andata a mangiare pollo fritto con 3 miei amici stranieri non ero al corrente di quanto grandi potessero essere le porzioni e volendo ordinare tutti cose diverse siamo finiti a ordinare 3 piatti di pollo pensando che le porzioni fossero singole. Inutile dire che ci sono arrivate montagne di pollo che, per quanto sforzandoci, non siamo riusciti a finire.

Comunque non spaventavi, ci sono parecchi posti dove si può andare a mangiare da soli, per esempio le tipiche “ajumme” di cui parliamo sempre hanno prevalentemente menù a porzione singola.

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Il famoso SERVICE

Che cos’è il service? È semplicemente qualcosa che ti viene regalato quando compri qualcosa o quando vai a mangiare da qualche parte e ordini molto cibo. Per esempio quando vai a comprare prodotti per il makeup, in base a quanto avrai speso, ti verranno dati campioni e maschere omaggio, a volte interi set di creme; se andate a comprare un cellulare vi verrà probabilmente regalata una cover, e il proteggi schermo; se andate a bere fuori e siete in tanti e ordinate tanto cibo, quasi sicuramente arriverà un piatto in più omaggio della casa.

Questa cultura del service è stato un culture shock molto piacevole, e spesso, quando si contratta per comprare qualcosa, si possono ottenere diverse cose in regalo. In Italia è già tanto se non ti fanno pagare il bicchierino d’acqua quando prendi il caffè.

Vuoi bere? Allora devi mangiare!

Noi italiani quando andiamo fuori a bere con gli amici ci limitiamo a prendere da bere, birra, vino o quello che è. In Corea, se vai a bere nelle famose “case dell’alcool” in stile coreano (che sono la maggioranza) non potrai limitarti ad ordinare la tua bottiglia di soju, ma dovrai per forza ordinare qualcosa da mangiare. Questo perché in Corea apparentemente non è normale bere senza mangiare, il che fa lievitare il costo di una bevuta fuori (anche se ormai ci sono tantissimi posti dove gli “anju”, che sono i piatti che si ordinano quando si beve, hanno prezzi che si aggirano intorno ai 4.000 won). Sebbene all’inizio fossi un po’ sconvolta da questo dover mangiare per forza (soprattutto se hai cenato prima di uscire), dopo un po’ diventa talmente normale che bere senza mangiare diventa quasi impossibile.

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Velocità dell’A/S

Dove A/S sta per “after service” che è il servizio di assistenza che ti danno quando compri qualcosa di tecnologico. Molti di voi avranno avuto la malaugurata esperienza di dover far aggiustare il computer, il telefono o qualsiasi altra cosa. Qui in Italia siamo abituati ad aspettare settimane prima che ci venga restituito il nostro apparecchio funzionante.

Ricordo che qualche anno fa per cambiare la batteria del mio macbook ho dovuto aspettare 3 settimane. 3 SETTIMANE senza computer. Mi ero riletta tutti i libri di Harry Potter nel mentre. In Corea la velocità e l’efficienza è una cosa veramente importante, perdere tempo non è nel loro stile. Ed ecco che quando mi hanno rotto lo schermo del cellulare e sono andata a farlo cambiare al centro samsung il ragazzo che mi ha ricevuta mi ha fatto aspettare 5 MINUTI prima di cambiarmelo e ridarmelo come nuovo. 5 minuti signore e signori e sono uscita col mio bel telefono funzionante.

Per farvi un altro esempio ad Anna le si era rotto lo schermo del computer e voleva cambiarlo prima di tornare a casa per le vacanze di Natale. Aveva solo 3 giorni e, conscia di come funzionino le cose in Italia, aveva paura che non glielo facessero in tempo. Quando è andata al centro samsung per farselo cambiare ha chiesto quasi implorante se potessero farglielo in un paio di giorni e il ragazzo dietro la scrivania l’ha guardata come se venisse da un paese del terzo mondo e le ha detto “torna tra un’ora..”. Ho reso l’idea?

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Come chiudi una telefonata con un coreano?

Di solito noi italiano quando telefoniamo per finire la chiamata salutiamo in un modo o nell’altro dicendo “ciao”, “ci sentiamo”, “buona giornata” ecc… quindi viene da se che le prime volte che facevo delle telefonate con dei coreani mi veniva da concludere la chiamata in questo modo. Sbagliato. I coreani non salutano, attaccano il telefono! Oppure finiscono con un 네 (“Ne”) o 예 (“Ye”) che agli inizi mi lasciavano completamente disorientata.

La sicurezza

L’ultimo shock, ma forse il più grande, che mi sento di menzionare è stato il venire a contatto con la sensazione di sicurezza che si prova in Corea. Vivendo in Italia sono cresciuta con l’abitudine di non lasciare mai niente in giro. Non lasciare il cellulare sul tavolo, chiudi la macchina, tieniti stretta la borsa e via dicendo… arrivo in Corea e vedo orde di coreani che abbandonano telefono, computer, portafogli e via dicendo incustoditi su tavoli di bar, ristoranti, panchine, senza che nessuno se li porti via. Con la sicurezza che quando torneranno al loro posto sarà ancora tutto lì. All’inizio è stato difficile abituarsi, la paura che da un momento all’altro qualcuno passasse e mi portasse via le mie cose c’era, alla fine invece ero così abituata a non dovermi preoccupare di niente che ogni volta che tornavo in Italia dovevo stare attenta a ricordarmi che non ero in Corea e non potevo comportarmi allo stesso modo.

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Questi sono gli shock culturali che ho provato quando sono andata in Corea, ma sono sicura che ce ne siano altri che ormai ho dimenticato. E voi? Quali shock culturali avete avuto in Corea? Raccontateceli!

About Author

Bora si è trasferita in Corea nel 2013, dopo aver vinto una delle borse di studio messe in palio dal governo coreano per frequentare un master in Corea. Dopo aver studiato coreano a Daejeon per un anno e aver frequentato i corsi del master per un anno, è diventata insegnante di italiano in una scuola a Seoul

1 commento

  1. Ciao! 🙂
    Anch’io sono rimasta impressionata sulla velocità che i coreani pretendono per qualsiasi servizio, come per le spedizioni che se ci mettono due giorni ad arrivare partono subito le lamentele e i piatti che devono arrivare nel giro di massimo 10 minuti dopo essere stati ordinati. In Italia nel 2017 ancora capita che una spedizione non arrivi mai a destinazione oppure per una spedizione veloce pagata 6-7 euro ci voglia quasi una settimana, cose che mi sono capitate più di una volta ed io vivo nelle Marche non sul monte Everest!! o.O

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